Costruire Cultura – Panoramica di lunedì 22 ottobre

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Superata la fase di conoscenza e presentazioni, i 70 partecipanti di Costruire Cultura sono finalmente entrati nello spirito dell’iniziativa con l’avvio dei workshop e dei laboratori attivi.
Lunedì 22
abbiamo fatto un salto a  palazzo Trevisan di via Zabarella per incontrare formatori e allievi. Abbiamo parlato con Marianna e Annalisa, due ragazze che seguono il percorso di progettazione culturale: la prima modenese, l’altra salentina, ci raccontano le prime impressioni. Hanno partecipato al bando dopo averne sentito parlare o per averne ricevuto notifica via newsletter e l’hanno trovato subito interessante. «A convincermi a partecipare, è stato l’elemento di residenzialità», dice Marianna, mentre l’altra annuisce e aggiunge che «purtroppo, in Italia, non sono molti i progetti che puntino a questo tipo di formazione». Sono stanche ma soddisfatte delle lezioni della giornata: «chi intraprende questo strada è assetato di informazioni operative».
La giornata, infatti, ha coinvolto i tre gruppi in momenti di apprendimento e confronto attivo.

Giorgio Soffiato, training manager H-farm, digital accademia, ha proposto un’idea di promozione che punti alla sorpresa, non solo pubblicitaria, ma del brand stesso. Con lui, Ferdinando Acerbi, fondatore di Henable, una startup inserita in H-farm: sportivo, disabile a seguito di un incidente, è un fermo sostenitore delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie («è grazie ad esse che sono vivo e che mi muovo in stampelle»). Henable ZTL è un app mobile che permette di comunicare il transito di persone affette da disabilità in Zone a Traffico Limitato in vari comuni d’Italia, in tempo reale ed in completa mobilità.
Ci sono – afferma Acerbi – campi di possibile diffusione delle applicazioni mobile che sono inspiegabilmente ignorati: sul modello di Dolomiti Supersky, si potrebbe implementare una piattaforma per l’attracco delle imbarcazioni nei moli d’Italia perché «chi può permettersi una barca potrebbe essere disposto a pagare anche 50 € per un’applicazione utile».

I partecipanti al percorso di progettazione culturale hanno proseguito il discorso – cominciato nel talk pubblico di domenica – con i rappresentanti della Fondazione NAC (Kamiel Verschiuren e Jaap Verheul). Uno degli obiettivi principali della fondazione di Rotterdam è quello di esportare la propria esperienza e le competenze acquisite negli anni, permettendone la ri-adattabilità nei contesti specifici di ciascun paese e territorio. Tra le specificità di NAC c’è la capacità di generare denaro, presupposto essenziale per libertà d’azione e continuità – attraverso il reinvestimento – della stessa.
Durante il workshop si è affrontata la questione italiana e, dopo una fase di analisi dei punti di forza e di debolezza di un territorio come quello locale (demografia, risorse storiche e culturali, economia, ecc.), sono state fatte delle proposte progettuali. Tra le più interessanti: l’assegnazione di orti a gruppi misti di anziani, studenti e immigrati, valorizzando le specifiche competenze di ciascuno finalizzate alla produzione e al commercio a km 0 per il raggiungimento dell’autonomia economica; la collaborazione con le aziende di smaltimento dei rifiuti per il riuso di alcuni materiali a fini creativi da parte di artisti.

Contemporaneamente, nel reparto drammaturgia, si lavorava con Babilonia Teatri, una realtà attiva dal 2006 che – come tiene a sottolineare Valeria Raimondi – pone il pubblico al centro delle proprie performance, rinunciando all’aspetto cui solitamente punta il teatro di ricerca: «spesso nel teatro di ricerca il pubblico viene snobbato […] non ci interessa la ricerca del bello, quanto l’espressione di contenuti attraverso un teatro fisico, spesso urlato».

Possono essere orgogliosi gli organizzatori e i partecipanti di Costruire Cultura a sentire le parole di Emiliano Paoletti, segretario generale di BJCEM: «Ho trovato tantissimi stimoli: i giovani devono assumersi delle responsabilità verso la propria comunità. Una responsabilità che risiede nella capacità di dare risposte a bisogni nuovi che spesso passano in secondo piano. […] Occorre intercettare le esigenze delle persone, obiettivo che Costruire Cultura sembra aver centrato».

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