Emmanuelle: la mia esperienza SVE

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Emmanuelle - Esperienza Progetto SVE

Il racconto di Emmanuelle, volontaria SVE presso Progetto Giovani.

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Sono Emmanuelle e sono arrivata a Padova 6 mesi fa. Mi sembra come se fosse ieri…

Quando sono scesa dal treno che veniva da Parigi, mi sentivo persa e ansiosa. Non conoscevo né la ragazza con cui dovevo convivere, né la città, ma neanche l’Italia. Sapevo solo due parole d’italiano e il lavoro di volontariato che stavo per fare mi pareva un po’ impreciso. Lasciare la famiglia, gli amici e le abitudini di ogni giorno all’inizio mi sembrava difficile, ma in fin dei conti sono riuscita a farcela senza problemi. Al mio arrivo, infatti, tutti gli operatori dell’ufficio mi hanno aiutata nelle pratiche amministrative, a scoprire la città e mi hanno fatto sentire quasi parte del loro ufficio. E’ stato bello anche scoprire che la mia conquilina è una ragazza tanto carina, divertente e che la convivenza è molto più facile del previsto. Tutto questo mi ha aiutata a sentirmi parte di questo nuovo mondo come se fossi a casa.

Nella mia nuova vita quotidiana, essere in contatto con tante persone sia italiane che straniere è un’occasione di apertura di spirito, per imparare un sacco di cose su culture diverse e per sentirsi cittadina del mondo. Lo SVE e le sue attività, infatti, favoriscono questi incontri e contatti. È bello vedere all’inizio che anche se non parli la stessa lingua degli altri c’è sempre una maniera di comunicare, mescolando varie lingue e gesti. Mi sono resa conto che ormai conosco molti più posti carini dove andare e attività a cui partecipare a Padova rispetto alla mia città.

Durante i primi giorni e le prime settimane, il lavoro mi sembrava ancora abbastanza astratto, ma pian piano sono cominciate le diverse attività e quello che mi sembrava soltanto teorico è diventato chiaro.Sono fortunata a participare in progetti molto diversi e ad incontrare persone di tutti gli orizzonti sociali. Con il doposcuola sono in contatto con bambini di ogni età solitamente con problemi famigliari o scolastici; con i giovani partecipo ai Tandem Learning, ovvero uno scambio linguistico informale sia individuale che di gruppo; infine faccio compagnia due volte alla settimana ad una signora anziana che altrimenti avrebbe difficoltà a uscire di casa. È una bellissima esperienza umana.

Quando mi sono candidata per fare lo SVE volevo sentirmi utile, aiutare come potevo le persone non per cambiare completamente la loro vita, ma solo per contribuire a migliorarla un po’.
Mi sono laureata un anno fa e dopo la laurea ho deciso di voler vivere un’esperienza umana che fosse molto forte e che mi potesse aiutare a diventare più autonoma e indipendente. E non sono stata delusa!

Inoltre, vivere all’estero permette di scoprire un’altra cultura, ma anche di prendere un po’ di distacco dal proprio paese per poterlo vedere differentemente.

Decidere di venire ad abitare per un anno in Italia, non è stato uno choc culturale per me. La cultura italiana e francese, infatti, non sono così diverse, ma devo ammettere che sono rimasta stupita nel realizzare, ad esempio, quanto il cibo possa avere una tale importanza nella vita quotidiana degli italiani. Ho anche potuto scoprire che la tranquilità del vivere italiano non è un mito e che il costante ritardo degli italiani è maggiore di quello che mi aspettavo. Ma non mi pare che sia pigrizia, penso solo che sia un modo di vivere più rilassato, con meno stress e devo dire che mi sono abituata benissimo alla dolce vita italiana!

Per il momento, è un’esperienza straordinaria che mi insegna tante cose su di me, cose che non avrei mai pensato di fare o neppure di essere capace a farle. Lo SVE mi sta aiutando a scoprire di avere molte più risorse di quello che pensavo attraverso anche ad una migliore conoscenza dei miei limiti.
Spero che tutto ciò non finisca più!

Emmanuelle Pouget

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