Insegnare con la letteratura: tavola rotonda

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FieraParole_insLet

di Laila Groppi

Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 9.30 Centro Culturale San Gaetano

Dario De Marco, Paolo Di Paolo, Valentina D’Urbano, Tommaso Giagni, Simone Giusti, Giusi Marchetta, Letizia Pezzali, Francesco Targhetta, Marco Porru,Anna Mioni

«Cari studenti, accendete la vostra immaginazione, guardatevi intorno e fatevi coinvolgere!» (Nick Hornby).

Questo cita la pagina facebook ufficiale di Scuola Twain; questo dice Nick Hornby uno degli insegnanti/scrittori a cui il professor Matteo Righetto si è ispirato per dar vita alla scuola. L’idea su cui è fondata può essere racchiusa nella definizione: un progetto dedicato alla creazione di storie e di una nuova generazione di lettori e narratori.

La crisi della lettura in Italia è ormai comprovata e la soluzione al problema pare facile: creare nuovi lettori. Sul come farlo si sono confrontati otto giovani scrittori, la traduttrice e agente letterario Anna Mioni (che sostituisce Matteo Righetto per Scuola Twain) e Simone Giusti. A moderare il dibattito, c’è Michele Cortelazzo, professore ordinario di Linguistica Italiana dell’Università degli Studi di Padova.
Scuola Twain propone progetti di lettura e scrittura creativa oltre che un’azione concreta e gratuita di mentoring per i giovani delle scuole medie inferiori e superiori.

Scuola e letteratura, oltre ad essere le tematiche centrali del dibattito, sono le linee guida su cui Simone Giusti ha costruito il suo libro Insegnare con la letteratura (Zanichelli, 2011). Forte di una serie di esperienze di studio,  l’autore sottolinea alcuni punti focali del ruolo della lettura nella formazione dei ragazzi. Leggendo si va anzitutto ad abitare le storie, si simulano azioni della vita, si impara a visualizzare e a mettere ordine, oltre a costruirsi un’identità interculturale e molteplice (ciò che gli esperti del settore chiamano storytelling). La voce, inoltre, connette la narrazione al corpo, delineando così il collegamento tra l’immaginazione, la storia e la vita delle persone in carne e ossa. La lettura e la letteratura sono in grado di creare comunità di pratiche narrative condivise da soggetti disposti a mettere in comune storie oltrepassando i confini fisici dei rapporti umani (Giusti fa l’esempio dei seguaci di Star Wars). Tutte queste osservazioni sembrano essere sostenute da neuroscienziati e cognitivisti quasi più che dai letterati: il cervello produce immagini a seguito degli stimoli che riceve (anche attraverso la letteratura), sviluppa la capacità di mettere ordine negli eventi passati e di costruire gli eventi futuri.

Riassumendo: con la letteratura non si impara solo a leggere e scrivere.

L’avvicendarsi, sul palco, di giovani scrittori accanto agli studiosi e agli accademici avvalora quanto detto sinora. Cortelazzo anima la discussione interrogandoli sul personale rapporto con la scuola. La risposta sembra univoca: tutti parlano di percorsi scolastici interessanti e ricordano un ottimo rapporto con gli insegnanti, soprattutto con quello di lettere. Siamo di fronte a ragazzi cresciuti con penna in mano e voracità narrativa. Unica voce fuori dal coro è quella di Valentina D’Urbano che racconta la sua esperienza formativa come illustratrice cresciuta in un quartiere popolare di Roma, accompagnata da mediocri risultati scolastici. Nonostante il suo precoce amore per la letteratura fu fortemente ostacolata dall’insegnante di lettere.
Dite che il successo de Il rumore dei tuoi passi (Longanesi, 2012) non basti a dimostrare il contrario? Ma non si tratta solo di numeri. Il romanzo è davvero crudo e avvincente: trasporta il lettore in una realtà spesso distante dalla propria, ne alimenta l’immaginario e disegna frammenti di vita solitamente scritti dalla cronaca.

Il resto della discussione è una necessaria conseguenza di quanto detto e si risolve in una domanda: qual è il metodo migliore per avvicinare i giovani alla lettura? E, considerando il ruolo dei presenti, quanto è importante leggere per scrivere bene?
Giusi Marchetta
, scrittrice per l’occasione, ma insegnante di professione, delinea una situazione molto chiara: se non si spiega ai ragazzi il perché farlo, se non si trova il modo migliore per coinvolgerli evitando letture imposte solo perché i programmi ministeriali prevedono questo, probabilmente si continuerà ad alimentare l’interesse dei soli appassionati per natura. Ne sostiene la tesi un altro insegnante-scrittore, Francesco Targhetta, che porta la discussione anche sul piano della scelta: dare indicazioni e non imposizioni, orientare le letture presentando una serie di possibilità e non canalizzare le lezioni in un unico testo, sembrano strategie alla base del successo.

Lasciamo queste domande anche ai lettori di ALT come spunti di riflessione.

«Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma.» (Cesare Pavese, Il mestiere di vivere)

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