Intervista a Laura Fidaleo

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di Elisa Bonomo

Martedì 11 dicembre 2012 Laura Fidaleo, autrice di Dammi un posto tra gli agnelli (Nottetempo, Roma 2012), ha inaugurato il ciclo di incontri letterari “HAPPY NEW READ – Fine d’anno con gli autori” presso l’Ufficio Progetto Giovani del Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova.

Laura Fidaleo è nata a Formia nel 1980, si è laureata in lettere e ha una specializzazione in drammaturgia. “Dammi un posto tra gli agnelli” è il suo primo libro: una raccolta di nove racconti presentati attraverso altrettante voci femminili in prima persona. Tra periferie urbane e campi, Laura Fidaleo racconta l’amore e la sua assenza, l’infanzia, i sentimenti e i ricordi con una lingua sobria e minimalista, permeando i racconti di un’atmosfera che ne permette la coralità.
Il libro è tra i titoli inseriti nell’iniziativa Bookup – La prima storia bella. Il titolo cita un verso del Requiem:  «è un catalogo di oggetti e sentimenti e preghiere di una vita che sembra riservata ad altri, ed è un racconto di esitazioni e piccole nevrosi, dolci e appuntite, indimenticabili in una scrittura struggente ma piena di umorismo, tragica tanto da essere comica».

Laura Fidaleo, “Dammi un posto tra gli agnelli”. Sin dal titolo si capisce che in questo libro è forte l’elemento religioso, quasi mistico.

Il titolo è nato da un verso del Requiem di Mozart, quindi sicuramente è legato alla morte prima che della religione, perchè la morte appartiene a tutti e la religione potrebbe non esserlo. E’ religioso e ha un’accezione mistica l’elemento del sacrificio, però questo sacrificio viene ricompensato nella salvezza che avviene in quello che può essere il Paradiso, ma quello che appartiene alla persona e non a Dio.

Una serie di racconti, con una galleria di personaggi che sembrano evolversi nel corso del libro dallo stato di bambina a donna. Chi sono i personaggi nello specifico e com’è rappresentato l’elemento maschile e quello femminile?

L’Io, perché tutti i racconti hanno un’Io personale, parte dall’Io infanzia e segue un arco temporale fino alla maturità, a piccoli o a grandi salti a seconda del racconto. Le figure di riferimento maschili sono legate al padre e l’amato, spesso assenti, mentre quelle femminili sono il Narratore, la figura materna, le sorelle, la nonna o a volte la zia, i vicini di casa.
Credo che tra uomo e donna sia più facile rilevare la figura femminile.

Un altro elemento assente è il corpo. Perché?

Perché mi piacerebbe sperimentare l’assenza del corpo almeno una volta per tutte, sperimentare per un brevissimo lasso di tempo un’entità non corporale degli uomini e delle donne. Anche se il corpo è la prima e l’unica via di accesso che diamo alle persone che incontriamo. Se non ci fosse il corpo probabilmente ci sarebbe qualcosa che oggi non vedo sempre.

Com’è avvenuta la scelta della copertina del libro (una Madonna giocattolo, ndr)?

Nasce dall’idea della collana, che si chiama narrativa.it: ogni copertina del libro avrà l’opera d’arte di un artista contemporaneo, nel mio caso si tratta di Sebastiano Mauro. Si tratta di un’opera davvero indicativa, perché somiglia anche a una Matrioska, che contiene le storie, e ha in sè il tempo, perché ha una manovella laterale con la cordicella bloccata. Sta a chi legge, e forse anche a chi ha scritto, dare l’avvio.

La tua narrazione sembra raccontare per immagini, con un forte uso delle metafore, uno stile molto lirico. E’ dovuto in un qualche modo al tuo passato di sceneggiatrice o ti sei sempre espressa così?

Non credo di aver sempre scritto in questo modo, ma ho sempre pensato così. Da piccola mi divertivo sempre a vedere quello che non c’era e quindi credo di aver fatto lo stesso nella scrittura.

Molti autori dicono di dover scrivere perché guidati da un’urgenza. E’ così anche per te?

No, non ho nessuna urgenza. O almeno non dal punto di vista della scrittura. Dico sempre che non mi fido delle parole e le considero l’ultima forma di aggancio alla vita; la mia urgenza adesso è la Realtà, la cerco con tutte le mie forze.
Ringrazio la scrittura nel momento in cui a volte riesce a darmene un’immagine, però credo che sia solo un riflesso. Nel momento in cui la scrittura riuscirà a darmi anche la Realtà probabilmente riuscirò ad essere felice.

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