Marco Maria Zanin | Giovane Fotografia Italiana #05

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Marco Maria Zanin nasce a Padova nel 1983. Si laurea prima in Lettere e Filosofia e poi in Relazioni Internazionali, ottenendo un master in psicologia. Sviluppa contemporaneamente l’attività artistica, e compie numerosi viaggi e soggiorni in diverse parti del mondo, mettendo in pratica quell’esercizio di “dislocamento” fondamentale per l’analisi critica dei contesti sociali e per alimentare la sua ricerca tesa a individuare gli spazi comuni della comunità umana.

Mito e archetipo come matrici sommerse dei comportamenti contemporanei sono il centro della sua indagine, che si snoda sull’osservazione della relazione tra l’uomo, il territorio e il tempo. Sceglie come strumento privilegiato la fotografia, che è spesso usata mescolando tecniche diverse e superando i confini di altre discipline artistiche.

Vive e lavora tra Padova e San Paolo del Brasile.

Os Argonautas

Loop (“circuito” in inglese) è il tema attorno al quale ruota la quinta edizione di Giovane Fotografia Italiana, progetto dedicato alla fotografia emergente per il quale Marco è stato selezionato con Os Argonautas.

Essenziale e minimalista, il progetto desidera ricomporre i resti della memoria che ha legato le storie di due Paesi, il Brasile e l’Italia, contribuendo allo sviluppo economico e culturale di entrambi, una forma peculiare di una pratica eterna, quella del viaggio verso un destino migliore.

La consistenza della memoria è messa a dura prova di fronte alle dinamiche della metropoli post-moderna. I supporti materiali su cui essa si deposita, siano essi monumenti, antichi edifici, oggetti o album di famiglia, sono puntualmente demoliti dagli effetti di una forza cieca che spinge verso il nuovo, verso il massimo profitto, che trasforma rapidamente il tessuto sociale e urbano della città e lascia i suoi abitanti senza radici.

San Paolo del Brasile è la più grande città “italiana” dopo Roma. Qui, a partire dal 1865 si riversò gran parte dei flussi migratori che dall’Italia, soprattutto dalle campagne del Veneto, si dirigevano oltreoceano. Oggi è una metropoli di venti milioni di abitanti, capitale culturale di una delle più dinamiche economie emergenti, un complesso, gigantesco e caotico organismo di cemento in cui convivono e cozzano una moltitudine di storie, etnie, religioni, classi sociali, in una corsa continua verso il futuro.

Tra gli argonauti approdati in Brasile ci sono stati grandi imprenditori, artisti e altre figure rilevanti, ma i protagonisti di questa indagine sono gli “ultimi”, contadini e artigiani che hanno lasciato le loro terre come unica alternativa alla miseria. Essi sono spesso senza volto perché le loro identità si perdono nel tempo, e senza nome perché non esiste una storia che si sia preoccupata di tramandare le loro gesta. Le loro presenze si confondono nel peso e nel rumore del tempo, reso ancora più graffiante dai ritmi della metropoli. Rimangono pochi segni, qualche ricordo attorcigliato a un sogno, forme che prendono altre forme. Materia riemersa, ora disponibile per essere lavorata.

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Marco Maria Zanin

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