Teatro Verdi – Vinci i biglietti per “Mandragola”

mandragolaVenerdì 17 e Sabato 18 aprile 2015, alle 20:45

Teatro Verdi di Padova

Arca Azzurra Teatro

MANDRAGOLA

autore: Niccolò Machiavelli 
ideazione dello spazio, adattamento e regia: Ugo Chiti
costumi: Giuliana Colzi
luci: Marco Messeri
musiche: Vanni Cassori e Jonathan Chiti
con: Lucia Socci, Lorenzo Carmagnini, Paolo Ciotti, Dimitri Frosali, Andrea Costagli, Giuliana Colzi, Massimo Salvianti, Giulia Rupi

Scegli la recita e compila il modulo online entro giovedì 16 aprile alle 11:00 oppure torna al regolamento:

I vincitori sono:  Irene Mietto; Daniele Giuliani.

Note sull’adattamento e la regiadi Ugo Chiti

“Mettere le mani” nella scrittura geometrica e perfetta dellaMandragola intimorisce l’autore abituato a una totale libertà di adattamento dei testi originali, riducendo automaticamente la possibilità di scompaginare tanta riconosciuta e ammirata precisione. Per quanto mi riguarda è stato ben diverso l’approccio con Clizia, altra commedia di Machiavelli, sicuramente meno emblematica e perfetta, ma dove sono più riconoscibili temi conflittuali come la ferocia dei rapporti coniugali, lo scontro generazionale e familiare, le pulsioni sessuali ai limiti dell’incesto, tutti temi che offrono una maggiore possibilità di specchiature e rovesciamenti prospettici dei ruoli, come la possibilità di una riappropriazione quasi totale del linguaggio teatrale.

Tanta libertà, ripeto, non è possibile nella Mandragola che rimane opera da attraversare con rispettosa attenzione e sempre con un occhio rivolto alla “bussola filologica” e un altro alle infinite “mappature critiche” che accompagnano questo testo assurto a prototipo della commedia.

L’Arca Azzurra si muove da sempre seguendo le coordinate di una progettualità obbligata negli anni e quindi al progetto Machiavelli, iniziato appunto con Clizia, non poteva certo mancare la tessera Mandragola. In questo allestimento la primaria preoccupazione è stata quella di innestare la mia riscrittura al testo originale, restando però sempre in secondo piano e lasciando inalterate varie scene: nello specifico tutte quelle di insieme, dove i personaggi si muovono nella finzione dei ruoli, ovvero indossando i diversi “travestimenti” morali e sociali. Non si è trattato di un semplice espediente di mediazione drammaturgica, ma una volontà di sperimentare contrasti e attinenze tra la scrittura classica dell’autore e una riscrittura che attinge ad una lingua toscana più aspra, immediata e, per certi aspetti, più contemporanea e riconoscibile. Altra preoccupazione è stata quella di leggereMandragola, prima che come commedia, come “favola allegorica” della corruttibilità endemica dell’uomo, favola indecisa o sospesa tra realismo e allusione surreale, dove tutti i personaggi si muovono seguendo l’emblematicità dei propri ruoli: il distacco dalla ragione sotto la spinta e la pulsione del desiderio sessuale (Callimaco); la “vocazione” alla paternità indecisa tra istinto primario e mediocre conferma di un ruolo sociale (Nicia); l’immiserimento di un pensiero e di un ruolo morale (Fra Timoteo); un’intelligenza sarcasticamente divertita quanto umiliata dal cinismo (Ligurio); un’ambigua metamorfosi che forse è riscatto o forse piacere di essere corrotta (Lucrezia); lo sguardo opportunistico alla convenienza (Sostrata); dubbi e certezze di un servo (Siro). E infine una Ninfa che in qualche modo, sostituendosi al prologo e alle canzoni che intervallano i vari atti, raccorda e “muove” la scena, assumendosi anche il carico di una conclusione che non vuole essere epitaffio moraleggiante, ma sarcastica eresia popolaresca.

Ninfa: Uomini? Donne? La peggio genia del creato! Dio voleva buttare via lo stampo, ma poi, non si sa come, c’ha ripensato. Non poteva fare altro?

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