Dimore – Mostra collettiva e seminario

Ultimo aggiornamento: 15 novembre 2022

Dal 18 novembre, Progetto Giovani presenta gli esiti “Dimore“, progetto sperimentale di residenza d’artista nato online nel 2020, in pieno lockdown, e che ha coinvolto 6 artiste e artisti e 4 tutor in un percorso formativo e di ricerca.

Dopo due anni, il progetto si articola in una pubblicazione, una mostra collettiva e un seminario, che vedrà protagonista il gruppo di artiste e artisti.

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La mostra

Venerdì 18 novembre, alle 18:30, inaugura la mostra collettiva “Dimore”, nel ballatoio al primo piano del Centro Culturale Altinate San Gaetano. Rimane visitabile gratuitamente fino al 29 gennaio 2023, dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 19:00.

L’esposizione è a cura di Caterina Benvegnù e Stefania Schiavon. Gli artisti in mostra sono Daniele Costa, Nicolò Masiero Sgrinzatto, Alessio Mazzaro, Eleonora Reffo, Gianna Rubini, Annalisa Zegna.

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Una mostra collettiva che indaga le produzioni su cui le artiste e gli artisti in residenza hanno lavorato dal lockdown in poi. L’esposizione è il frutto di una mescolanza di immagini, linguaggi e suoni proprie delle ricerche degli artisti, ma costellate e punteggiate dai temi chiave di “Dimore”.

In occasione dell’inaugurazione, viene presentata anche la pubblicazione di “Dimore“, un ulteriore contributo per dare corpo, visivamente e concettualmente, al processo sperimentale di lavoro condiviso e approfondire i temi emersi durante la fase online, che continuano a risuonare e a intervenire nelle pratiche artistiche e curatoriali.

Gli artisti in mostra

Daniele Costa

Daniele Costa (Castelfranco Veneto, 1992). Inizia la pratica artistica nel 2014 dedicandosi prevalentemente al video. Dopo la laurea di primo livello in Discipline delle Arti Musica e Spettacolo all’Università di Padova, completa gli studi in Arti Visive nel 2017 presso l’Università IUAV di Venezia. La sua ricerca si focalizza sulla conoscenza del corpo umano in due direzioni di introspezione personale. Da una parte il funzionamento interno del corpo umano, basata su approfondimenti medico-scientifici, dall’altra la singolarità umana, la conoscenza dell’individuo in rapporto alla sua storia, al suo mondo e alla sua persona. I suoi progetti sono stati presentati in istituzioni e festival quali PAC Padiglione Arte Contemporanea Milano, MAXXI Roma, Galleria D’arte Moderna Roma, Fondazione Spinola Banna e GAM Torino, National Gallery of Art Tirana (AL), House of King Peter I Belgrado (RS), Museo di Arte Contemporanea di Salonicco (SKG), Artevisione Careof e Sky Arte (Milano), Fondazione Bevilacqua la Masa (Venezia), Cinema Galleggiante Venezia, Lago film Fest (Treviso).

Nicolò Masiero Sgrinzatto

Nato nel 1992, vive e lavora ad Arre (Padova). Ha conseguito i diplomi di I° e II° livello in Nuove Tecnologie dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Ha esposto a In Fieri (Centro Culturale Altinate – San Gaetano, Padova, 2018), Contemporaneamenti (Fondazione L’Arsenale, Iseo, 2018), Oikos (Casa Bossi, Novara 2019), Art Stays Festival (Ptuj, 2019), Soundscapes of Work and Play (Distilleria De Giorgi, San Cesario di Lecce, 2019), Ambiente primo: la misura (Nowhere Gallery, Milano 2019), Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolin, Pieve di Soligo, 2019), Torbio (Galleria Ramo, Como, 2020), Helicotrema Festival (Hangar, Barcelona, 2021), Botto Bizzarro (Nowhere Gallery, Milano, 2022). Costruisce oggetti indisciplinati che indagano la giostra come possibile allegoria della prestazione.

Alessio Mazzaro

Laureato in Arti Visive e Ingegneria Ambientale, Alessio Mazzaro (1985) è un artista e performer interessato nell’arte partecipata come modo meno gerarchico di co-creare conoscenza, nell’ascolto di audio come agente di attivazione del pubblico, nelle conseguenze delle narrazioni che ci sono state insegnate e in quello che possiamo fare attraverso l’interazione linguistica. I suoi progetti manifestano forme non convenzionali di ospitalità dove differenti vissuti possono esprimersi e coesistere. Coreografando ambientazioni, pubblicazioni e performance collettive, utilizza la conversazione collettiva, la voce registrata e elementi scenici per generare una collezione complessa di narrative orali. Vincitore dell’Italian Council X, e in precedenza del ECF Courageous Citizens Research Grant e del premio Incontri Internazionali d’Arte, Mazzaro è stato artista in residenza alla Cité internationale des Arts (Paris), Pivô Pesquisa e Residencia Artistica Faap (São Paulo), e ha collaborato con O Bom Retiro é o Mundo (São Paulo), il Center for Global Migration Studies e the Max Plack Institute for Ethnic and Religious Diversity (Göttingen). Le sue opere sono state presentate in progetti personali, esibizioni collettive e dialoghi in istituzioni come Pivô (São Paulo); La Colonie e Galerie de la Cité internationale des arts (Paris); Eastern Bloc e Musée du Montréal Juif, (Montreal); LADA e Tate Modern (London); Muntpunt e Recyclart (Brussels); Spike Island (Bristol); Popps Packing (Detroit); CampoBase (Turin); Fondazione Bevilacqua La Masa (Venice); Electric Eclectics Festival 2015; SuperNormal 2016; Fondazione Francesco Fabbri.
Web: https://laparoletransmise.com
Instagram: @sodinonsuonare

Eleonora Reffo

Nata a Padova nel 1997. Si laurea in “Arti Visive e Studi Curatoriali”, presso NABA (Nuova Accademia di Belle Arti), Milano. Dal 2019 collabora con realtà culturali attive sul territorio della provincia di Padova per l’organizzazione di progetti multidisciplinari rivolti a pubblici eterogenei. Dal 2021 scrive per Juliet Art Magazine. Riflette su una mediazione culturale che usufruisce della ricerca antropologica come archivio di pratiche consultabili. Nutre uno spiccato interesse nello studio di soluzioni creative per le necessità e l’adeguamento delle iniziative artistiche e degli spazi culturali in chiave inclusiva.

Gianna Rubini

Gianna Rubini (Italia), 1993. Biologicamente femmina. In questo momento della sua precaria esistenza vive a Milano. Tuttavia non è la grande città che la esalta, per contro ha una vicina favolosamente novantenne che, per via dell’alzheimer, le regala ogni mese gli stessi biscotti al limone. È una fotografa disorganizzata e migliore amica di Siri. Spia i vicini e frequenta spesso i cimiteri. Passa la maggior parte del tempo con bambine, bambini e piante. Artista visiva, attiva anche nel campo sociale, si interroga sulle strutture del linguaggio e su come esse possano attivare connessioni fra sé e situazioni esterne che dominano la cultura contemporanea; crea nei suoi lavori un dialogo ampio ed universale dove pone in luce problematiche e fragilità di personaggi e situazioni incontrati durante la sua vita privata. La sua ricerca prende in esame diversi ambiti con uno sguardo attento che s’intrufola per appropriarsi di gesti e abitudini umane designandone la gracilità.

Annalisa Zegna

Annalisa Zegna (Biella, 1990) è artista, ricercatrice e operatrice culturale. Lavora con linguaggi visivi e performativi, concentrandosi su esperienze collettive e pratiche collaborative. Sviluppa progetti artistici legati alle ecologie multiple, con un forte interesse a esplorare e influenzare gli immaginari personali e collettivi. È co-fondatrice e collaboratrice di Spazio HYDRO, spazio culturale indipendente di Biella, e lavora come Assistente di UNIDEE residency programs presso la Fondazione Pistoletto (Biella). Ha studiato al Master PACS (Roma), Arti Visive all’Università IUAV (Venezia) e Pittura all’Accademia di Belle Arti (Torino).


Il seminario

Sabato 19 novembre, dalle 10:30 alle 17:00, si svolge il seminario “Pratiche artistiche e curatoriali: come costruire reti di cooperazione nel post pandemia?“.

L’appuntamento è a cura di Caterina Benvegnù e Stefania Schiavon. Intervengono Marco Baravalle, Babilonia Teatri, Pietro Gaglianò e Camilla Seibezzi.

L’appuntamento si svolge presso l’auditorium del Centro Culturale Altinate San Gaetano. La partecipazione è gratuita, ma è richiesta la registrazione attraverso l’apposito modulo online.

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Il seminario si propone di indagare quali trasformazioni abbiano scosso le pratiche artistiche e curatoriali, così come le istituzioni e le modalità di fare arte, a seguito della crisi pandemica e quali siano i cambiamenti necessari ancora da apportare.

Assieme agli ospiti invitati, si discute di cosa significa per artiste e artisti, operatrici e operatori culturali cambiare la prospettiva sulla propria pratica e sull’incidenza che essa ha sul mondo. Gli interventi, inoltre, approfondiscono in che modo si sono trasformate e quali direzioni devono prendere le relazioni con le istituzioni d’arte, con i centri indipendenti, con la “committenza”, con le comunità, gli spazi urbani e l’ambiente. In che modo affrontare le dinamiche di competizione, performatività, disparità, iperproduzione che la crisi pandemica ha acuito? Quali alternative è doveroso mettere in campo?

A partire dall’analisi di alcune parole centrali, passando per l’importanza del fare collettivo e della costruzioni di reti di cooperazione, la giornata intende offrire momenti aperti di discussione e confronto tra addetti ai lavori del settore culturale del territorio veneto e non solo.

Il programma

  • 11:00 – 13:30 | Plenaria con Pietro Gaglianò, Camilla Seibezzi, Babilonia Teatri (Enrico Castellani e Valeria Raimondi), Marco Baravalle
  • 13:30 – 14:30 | Pausa pranzo
  • 14:30 – 17:30 | Tavoli di lavoro a partire dai temi emersi dalla plenaria

Gli ospiti

Marco Baravalle

Marco Baravalle è ricercatore, curatore e attivista. Assegnista di ricerca nel progetto INCOMMON all’università IUAV di Venezia. I suoi interessi comprendono la relazione tra arti visive/performative e commons; l’attivismo, le pratiche artistiche alter-istituzionali. Fa parte del collettivo Sale Docks che a Venezia autogestisce uno spazio per le arti contemporanee ed è cofondatore dell’Institute of Radical Imagination, un gruppo di artisti, ricercatori, curatori e attivisti, attivo all’intersezione di arte e commons. Autore del volume L’autunno caldo del curatore. Arte, neoliberismo, pandemia (Marsilio, 2021) e curatore de L’arte della sovversione (Manifestolibri, 2009).

Babilonia Teatri

Babilonia Teatri è una formazione entrata con passo deciso nel panorama teatrale contemporaneo distinguendosi per un linguaggio che a più voci viene definito pop, rock, punk. I fondatori del gruppo, Enrico Castellani e Valeria Raimondi, compongono drammaturgie dall’incedere unico, sorta di litanie scolpite nelle contraddizioni dell’oggi, portate in scena con attitudine ribelle. Hanno indagato diverse angolazioni della vita di provincia, cristallizzandola come microcosmo di un dolore universale, affrontato con coraggio dissacrante. Coraggio che è valso al gruppo il prestigioso Leone d’argento della Biennale di Venezia. Babilonia Teatri si caratterizza per il suo sguardo irriverente e divergente sull’oggi che mostra i nervi scoperti del nostro tempo. Per uno stile fuori dagli schemi che intende il teatro come specchio della società e della realtà. Attraverso l’uso di nuovi codici visuali e linguistici esprime la necessità e l’urgenza dell’interrogazione, per far emergere conflitti e tensioni, con ironia e cinismo, affetto e indignazione. Babilonia Teatri vince nel corso degli anni numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Scenario, due premi Ubu, il premio Hystrio alla drammaturgia, il premio Franco Enriquez per l’impegno civile, il Premio Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, il Leone d’argento per l’innovazione teatrale alla Biennale di Venezia.

Pietro Gaglianò

Pietro Gaglianò (1975) è critico d’arte, educatore e curatore indipendente. Dopo la laurea in architettura ha approfondito il rapporto tra l’estetica del potere e le contronarrazioni agite dall’arte, prediligendo il contesto urbano e sociale come scena dei linguaggi contemporanei, con una particolare attenzione per i sistemi teorici della Performance Art. Nei suoi libri e nelle sue mostre è centrale la sperimentazione di formati ibridi tra arte e scienze sociali per coltivare la percezione politica dello spazio pubblico e della comunità. Su questo tema e sul ruolo dei monumenti celebrativi ha pubblicato, oltre a numerosi saggi, Memento. L’ossessione del Visibile (Postmedia Books, 2016). Insegna in istituzioni italiane e statunitensi ed è attivo in progetti e reti internazionali che sperimentano pratiche di arte e educazione non formale per l’inclusione sociale e contro la discriminazione. Sulla pedagogia radicale ha pubblicato La sintassi della libertà. Arte, pedagogia, anarchia (Gli Ori, 2020).

Camilla Seibezzi

Camilla Seibezzi (Venezia, 1966), consulente per le attività culturali e l’innovazione, è esperta in progettazione culturale quale fondamento per lo sviluppo e la riqualificazione territoriale, insediamento e sviluppo delle industrie creative, formazione e programmi di tutela dei diritti civili e politiche contro le discriminazioni di genere. Insegna al master in Management della comunicazione e Politiche Culturali dell’università Iuav di Venezia ed è responsabile di un progetto di ricerca sull’evoluzione del concetto di genere nelle arti visive contemporanee presso la Fondazione La Biennale di Venezia. Ha scritto le linee guida per la formazione per conto di musei e realtà imprenditoriali di diverse dimensioni e contribuito alla crescita istituzionale di note realtà pubbliche e private. Ha un’esperienza trentennale come project manager nella progettazione e realizzazione di mostre di livello internazionale, molte delle quali presenti nelle diverse edizioni della Biennale arte di Venezia.

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Per informazioni
Ufficio Progetto Giovani – area Creatività
via Altinate, 71 – 35121 Padova
Tel. 049 820 4795
Email: pg.creativita@comune.padova.it