Il calendario civile – Le giornate di cittadinanza

A cura di
Centro di Ateneo per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea (CASREC)

Destinatari
Classi I-II-III-IV-V

Quando
Diverse date

Dove
Centro Culturale Altinate San Gaetano

Modalità
Conferenza plenaria

Durata
2 ore


Gli interventi

Gli appuntamenti sono proposti in collaborazione con il Centro di Ateneo per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea dell’Università di Padova.

L’obiettivo condiviso è quello di abituare le generazioni più giovani a un vero e proprio “calendario civile” scandito dalle date celebrative dei passaggi cruciali della nostra storia democratica e della nostra tradizione repubblicana.

Un ciclo dell’anno laico utile a soffermarsi sui fondamenti che ci fanno comunità di cittadini, una serie di giornate che guardano alla storia per sollecitare contemporaneamente all’impegno civile.


Migrazioni e colonialismo

3 ottobre | La forza della speranza, la responsabilità dell'accoglienza

Lezione in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione

A cura di Chiara Marchetti, Università degli Studi di Padova

Le frontiere uccidono. È la dura verità testimoniata ogni giorno da chi invece riesce a sopravvivere, ma pagando un alto prezzo e correndo rischi indescrivibili. Testimoni di una guerra quotidiana che disegna una geografia delle diseguaglianze e della violenza che colpisce chi cerca di fuggire da persecuzioni, conflitti e violazioni dei diritti. Unione europea e Italia, così come gran parte dei Paesi del nord globale, pur avendo sottoscritto convenzioni e normative volte a tutelare il diritto d’asilo, continuano a moltiplicare le forme di contrasto alla migrazione, promuovendo un costoso approccio proibizionista che coinvolge un numero crescente di attori pubblici e privati anche di Paesi terzi.

Chi tenta di arrivare in Italia, in Europa non cerca solo la protezione giuridica: cerca la protezione che deriva dal sentirsi sicuri, anche grazie agli sguardi di chi incontrano, alle relazioni che riescono a costruire. Cercano questo e portano la forza della speranza: in un futuro per sé e per i propri figli, in una vita migliore, in una nuova quotidianità dove non ci sia spazio per la paura. Non a caso all’indomani dell’ennesima tragedia del mare avvenuta a febbraio di fronte alla costa di Cutro, i cittadini del posto hanno voluto manifestare esponendo uno striscione con scritto: “La vostra speranza è la nostra speranza”. Perché la speranza può essere condivisa e non messa in competizione. E se si assume questo approccio anche la responsabilità dell’accoglienza non risulta più un peso o un mero dovere, ma piuttosto una opportunità comune per costruire comunità coese e capaci di futuro.

6 marzo | Ciò che resta della coscienza coloniale italiana: memoria urbana e resistenze cittadine

Lezione in occasione della Giornata per le vittime del colonialismo italiano in Africa

A cura di Giorgia Gamba, Università degli Studi di Padova

La lezione intende offrire una chiave di lettura per comprendere in che modo ciò che resta della consapevolezza di essere stati un popolo di colonizzatori si manifesti tanto nel dibattito pubblico quanto nel tessuto urbano nazionale. Dopo aver messo in luce come, nel secondo dopoguerra, il ricordo dei crimini di guerra coloniali e delle violenze sistematiche fu assorbito dal mito autoassolutorio degli “italiani brava gente”, ci si sofferma sulla frammentazione della memoria del colonialismo italiano.

In particolare, si approfondisce come in tempi recenti vie, piazze, statue e monumenti celebrativi di battaglie ed eroi coloniali nazionali siano diventati spazi contesi tra chi rivendica l’esigenza di conservare tali tracce urbane e chi invece ne propone una rielaborazione critica consapevole a partire da azioni di guerriglia toponomastica e odonomastica.


Storia delle donne

27 novembre | Le radici culturali della violenza di genere

Lezione in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

A cura di Liliosa Azara, Università di Roma Tre

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999. Con una specifica risoluzione l’Assemblea generale ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali governative e non governative a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore della non violenza contro le donne. Dalla risoluzione del 1999, la violenza contro le donne è definita come «qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che in quella privata».

I dati ufficiali relativi al numero di donne uccise nel nostro Paese spaventano e riflettono il mancato raggiungimento di un elevato livello di civiltà. La violenza di genere si traduce anche in forme marginalizzazione, discriminazione e talvolta segregazione ai danni delle donne, come espressione di rapporti di potere diseguali che danno origine a una gerarchia tra i generi fondata su un rapporto di soggezione/subordinazione del femminile al maschile.

Spiegare le radici culturali all’origine di tale fenomeno e le elaborazioni filosofico-politico spesso tradotte in leggi che hanno sancito l’inferiorità femminile consente di cogliere le mutazioni profonde che hanno attraversato le società e le persistenze etiche e culturali che hanno, d’altro canto, legittimato forme diversificate di violenza di genere. Il gender gap, vale a dire la differenza tra uomini e donne in termini di rappresentatività nelle istituzioni politiche o nell’universo professionale è il segno inequivocabile del perdurare di stereotipi e pregiudizi che limitano e precludono la piena uguaglianza tra i generi, alimentando nuove forme di violenza che coesistono con la più narrata e rappresentata violenza fisica.

8 marzo | Osare e pensare La città femmina: storie del gruppo Vanda (1990-2000) e spunti per l’abitare contemporaneo

Lezione in occasione della Giornata internazionale della donna

A cura di Lorenza Perini, Università degli Studi di Padova

Il titolo è una citazione di un momento storico del dibattito sulla città, avviato in un seminario del 1990 dal titolo “Osare e pensare la città femmina” dal gruppo Vanda del Politecnico di Milano, coordinato da Ida Farè e Gisella Bassanini assieme a molte altre architette, sociologhe e storiche. Vanda poneva la riflessione sulla città in relazione sia al pensiero teorico della differenza sessuale e dei corpi differenti – una delle espressioni forti del movimento delle donne in quel momento storico- sia in relazione simbolica con le donne abitanti, con la vita quotidiana di ognuna come matrice e lente che evidenzia bisogni, diversa organizzazione dei tempi, dei servizi, degli spazi della città.

L’intervento illustra alcuni momenti del passato in cui il concetto di città come relazione tra cose e persone è più riconoscibile: dall’utopia socialista americana di fine Ottocento fino al co-housing contemporaneo. Passando per sociologi dell’urbanistica, come Clarence Perry, che all’inizio del Novecento costruisce una serie di indicatori per il benessere dei quartieri e anticipa molte delle discussioni sulle politiche dei tempi della città, per ricordare poi l’azione dell’Udi, in Italia, sugli standard abitativi a metà degli anni sessanta, e infine le molte occasioni perse per migliorare la città.

Vanda ha il merito di aver anticipato i temi della città inclusiva, della mancanza di politiche che tengano conto degli impatti sulle diversità delle persone. Le donne hanno sempre riflettuto e agito sull’abitare come qualcosa che va molto oltre l’alloggio e comprende le relazioni di cura che si dispiegano nella vita quotidiana, assieme ai percorsi, alle reti, agli intorni, agli scambi (e ai bisogni).

Sul tema della parità di genere, è possibile prenotare anche l’intervento “Diritto e pari opportunità


Mafia e legalità

21 marzo | Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo di tutte le vittime di mafia

A cura di Marcello Ravveduto, Università di Salerno

L’intervento verte sulla memoria delle vittime delle mafie come tentativo di rinnovamento della religione civile repubblicana strutturata intorno al concetto di Resistenza. Una religione civile che, tuttavia, si innesta all’interno del paradigma vittimario come lettura della storia europea nella crisi di fine Novecento.

Le stragi mafiose del 1992-1993 da questo punto di vista sono emblematiche perché innescano, insieme all’inchiesta Mani pulite, una mobilitazione civile che si propone come alternativa al collasso della partitocrazia. Alcuni movimenti, per esempio La Rete, sono espressione di questa fase, richiamandosi esplicitamente alla lotta alle mafie come impegno politico.

Le stragi colonizzano la memoria collettiva connotandosi come evento mediatico che esalta da un lato l’emersione del “fattore M” (media e magistratura – Calise, 2016), dall’altro, nella reiterazione delle commemorazioni di martiri ed eroi della Repubblica, costruisce una narrazione nostalgica della crisi come retrotopia di un presente che non ci piace.


Le conquiste della Repubblica

2 maggio | Giornata internazionale dei lavoratori

A cura di Eloisa Betti, Università degli Studi di Padova

Il lavoro, come ci ricorda la Costituzione Repubblicana, è fondamentale per una società democratica. La lezione intende rintracciare innanzitutto le origini storiche del primo maggio, contestualizzandole nella più ampia storia del lavoro dell’età contemporanea. Un’attenzione specifica viene riservata all’agency dei lavoratori, al ruolo che hanno avuto nella costruzione della democrazia e nella creazione di strutture di rappresentanza, che hanno contribuito al miglioramento nel corso del Novecento delle condizioni di lavoro e di vita della classe lavoratrice.

Il contributo troppo spesso dimenticato o svalutato delle lavoratrici viene trattato mettendo in evidenza il doppio ruolo storicamente svolto dalle donne e come questo ha generato dibattiti, mobilitazioni, proposte di legge che hanno cambiato la concezione stessa del lavoro e messo in discussione definitivamente l’idealtipo di lavoratore, non più solo maschio, bianco e adulto. La parte conclusiva della lezione fornisce alcuni spunti di riflessione sui diritti fondamentali del lavoro, promossi a livello globale dall’Organizzazione Internazionale del lavoro.

30 maggio | Le fondamenta culturali della Costituzione repubblicana

Lezione in occasione dell’Anniversario della Repubblica Italiana

A cura di Marco Almagisti, Università degli Studi di Padova

Il Novecento è stato davvero solo l’era “dei grandi totalitarismi”, un “secolo sterminato, come è stato detto”? Perché non ricordare anche che, soprattutto nella seconda parte del Novecento, soprattutto nell’America Settentrionale e nell’Europa occidentale, si è cercato di costruire – e diffondere – regimi liberaldemocratici più solidi e il cui funzionamento fosse imperniato sui diritti della persona? Si pensi alla Costituzione della Repubblica italiana, approvata il 22 dicembre 1947, promulgata il 27 dicembre ed entrata in vigore il primo gennaio 1948, nella quale i Padri e le Madri Costituenti riconoscono quale fondamento dell’intero ordinamento il valore della persona quale nodo di relazione, ossia nel riconoscimento della propria essenza sociale, in connessione con i corpi intermedi più significativi.

Nel corso dell’incontro si approfondiscono le origini di tale concezione dell’ordine politico, ricostruendo il contesto di crisi e crollo della democrazia in Europa (fra anni Venti e Trenta del Novecento), quello di rinascita e consolidamento (anni Quaranta e Cinquanta) e l’inizio dei profondi cambiamenti che la nostra società sta attraversando (dagli anni Sessanta). Ognuno di noi può farsi un’idea di cosa resti dei timori e delle speranze che nutrivano i pensieri e le azioni di uomini e donne “di buona volontà” sei decenni or sono. Il Novecento è alle nostre spalle e il nuovo secolo non sembra produrre minore inquietudine riguardo al futuro. Sembrano mancare, alle volte, parole in grado di suscitare ragionevole speranza.


Come partecipare

Le iscrizioni sono chiuse.


Gli interventi sono proposti nell’ambito della convenzione esistente tra il Comune di Padova e il CASREC, che dipende dal contributo scientifico offerto dal Centro nella sua Terza Missione.