I volontari ESC di Progetto Giovani si raccontano

Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2022

In questa sezione, raccogliamo le testimonianze dei volontari impegnati in progetti di European Solidarity Corps per i quali Progetto Giovani è ente di invio.

Per saperne di più, conoscere i progetti attivi e scoprire modalità e tempi di candidatura, consulta l’area Spazio Europa del nostro ufficio.

I racconti, le foto, le presentazioni e tutti i materiali che seguono sono stati prodotti direttamente dai volontari che hanno scelto di testimoniare la propria esperienza.


Anna in Olanda

Anna, 21 anni, ha da poco completato un progetto con il Corpo Europeo di Solidarietà presso un’associazione che si occupa di disabilità.

Dalla paura iniziale all’acquisizione di sempre maggior sicurezza nelle proprie capacità, Anna ci racconta la sua esperienza.

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Mi chiamo Anna, ho 21 anni e la scorsa estate ho finito la scuola superiore e non mi sentivo abbastanza sicura per continuare a studiare. Ho deciso quindi di iscrivermi al Corpo Europeo di Solidarietà e cercare un progetto nell’ambito della disabilità. Ho trovato il progetto promosso dalla fondazione Lava Legato, in Olanda, e che propone ai giovani di lavorare a contatto con persone portatrici di disabilità. 

Ho iniziato il mio percorso a gennaio, con un po’ di paura perché era la mia prima esperienza all’estero. Con il proseguire dei mesi ho acquisito sempre più sicurezza. Durante la settimana, con la bicicletta o il tram, andavo a lavorare in diverse location. Ho lavorato con diversi tipi di utenti: giovani con autismo, anziani con disabilità fisica o mentale… in questi luoghi c’era un clima sereno e felice e questo mi ha permesso di esprimermi al meglio. Le attività che ho svolto durante la settimana sono state varie a secondo del posto di lavoro: cucinare per staff e utenti, cantare al karaoke, passeggiare, giocare a giochi da tavolo; ho anche avuto la possibilità di fare da insegnante di nuoto e ci sono stati anche momenti di confronto su varie tematiche. 

Altri momenti di confronto li ho avuti con i miei coinquilini; ho vissuto a Zoetermeer, una piccola città vicino a Den Haag con altre sei persone. A volte non è stato semplice perché provenivamo da paesi diversi e avevamo abitudini diverse, ma sono molto felice perché ho potuto conoscere la cultura di altri paesi e spero di incontrare di nuovo questi nuovi amici in futuro.

Nel tempo libero ho avuto la  possibilità di visitare città come Rotterdam, Delft, Leiden, ma  anche cucinare, pulire casa, fare la lavatrice… cose che prima non facevo a casa mia. Questa esperienza mi ha dato il modo di crescere e conoscermi meglio, riuscendo così a capire cosa voglio fare nel mio futuro.

ps. Non preoccupatevi della lingua, con tempo e pazienza si impara!


Elena in Belgio

Elena ha 27 anni e ha terminato il suo progetto della durata di 8 mesi con il Corpo Europeo di Solidarietà a Neupré, Belgio.

Dopo questa esperienza, ha deciso di tornare in Belgio per intraprendere un nuovo percorso di studi e continuare a collaborare con l’ente presso cui ha svolto questo progetto, La Maison Heureuse.

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“La mia voglia di partire per un progetto ESC risale a diversi anni fa, ma solo a settembre dell’anno scorso ho trovato il coraggio e la spinta giusta per iniziare ad inviare le prime candidature. Ripensandoci, direi che accade tutto al momento giusto. A metà settembre sono stata selezionata per un progetto, ma durante il colloquio conoscitivo ho capito che non faceva per me. Ho quindi rifiutato per potermi dare la possibilità di fare davvero ciò che mi interessava. A fine ottobre sono stata selezionata per un progetto che si è rivelato qualcosa di inspiegabile. Definire questi 8 mesi come un’esperienza, significa togliere valore a tutto ciò che ho vissuto. Non è stata semplicemente un’esperienza, sono stati 8 mesi di vita che mi hanno arricchito come niente fino ad ora.
 
Ho vissuto in una casa di accoglienza per bambini/ragazzi (3-18 anni) collocati da giudici e da SAJ (Service d’Aide à la Jeunesse). Ho vissuto la loro quotidianità sotto ogni punto di vista. Per una serie di motivi, al contrario di tutti gli altri anni, camera mia era nello stesso corridoio delle camere dei bambini e col senno di poi penso sia stata una delle cose più belle. Essere lì con loro h24 mi ha permesso di creare dei legami diversi, alla fine non ero un’educatrice e non ero una stagista. Il mio ruolo di volontaria mi ha permesso di guadagnarmi un determinato tipo di fiducia, diverso. Non è semplice vivere e condividere quando hai una storia difficile alle spalle. Mi hanno permesso di entrare nelle loro vite, di aiutarli, di dare consigli, oltre agli scherzi e ai giochi vari. Me lo hanno permesso nonostante sapessero sarei partita, nonostante sapessero fin da subito che ero “di passaggio”. Trovo incredibile la forza che hanno. Vivere con loro è stato qualche volta difficile, ma soprattutto meraviglioso e gratificante.
 
Nonostante le difficoltà iniziali, sono riuscita ad ingranare nel giro di poco tempo grazie anche ai membri dell’equipe (e soprattutto al mio tutor!!!). È stato un continuo crescendo fino a creare dei legami forti con alcuni di loro. Non è cosa da poco essere in sintonia con le persone con cui lavori! Mi è sempre permesso di fare delle attività con i ragazzi, diverse volte ho cucinato con loro, spero si ricordino che nella carbonara non va messa la panna, LOL!
 
Potrei continuare per ore a parlarvi di tutto questo, di quello che abbiamo vissuto, del modo in cui mi sento diversa, soprattutto migliorata. Mi sono sentita dire che ho fatto molto per i ragazzi, ma credo che la cosa sia reciproca. Inconsapevolmente mi hanno aiutato tantissimo. Sono riuscita a trovare il mio posto e sono davvero grata per tutto quello che ho vissuto.”


Rebecca in Spagna

Rebecca ha 27 anni e da poco ha iniziato un progetto con il Corpo Europeo di Solidarietà ad Alzira, nella comunità Valenciana.

Il suo progetto, in ambito sociale ed educativo, coinvolge ragazzi e ragazze iscritti alla scuola superiore, stranieri o in condizioni di disagio ed esclusione sociale.

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Sono Rebecca, ho 27 anni e da poco ho iniziato un progetto con il Corpo Europeo di Solidarietà ad Alzira, nella comunità Valenciana. Si tratta di una piccola città ma qui ho trovato un bel gruppo di volontari (quasi 15!) e abbiamo la possibilità di fare davvero molte cose anche nei momenti liberi.

Durante le mie ore di servizio, vado in una scuola superiore ad aiutare ragazzi che provengono da altri paesi o si trovano in condizioni di disagio ed esclusione sociale. Facciamo i compiti, li aiuto a parlare in spagnolo, a capire cosa poter fare dopo la scuola. I colleghi insegnanti sono molto disponibili ed entusiasti della mia presenza a scuola: mi hanno chiesto di tenere delle lezioni di filosofia (ciò che ho studiato): l’ambiente è molto stimolante e per ora sono davvero soddisfatta!


Giulia in Austria

Giulia ha 19 anni, terminata la quinta superiore ha deciso di fare domanda per un progetto di volontariato ESC in un Kindergarten di Vienna.

Una grandissima opportunità per diventare indipendenti, mettersi in gioco, respirare un nuovo ambiente circondato da moltissime persone provenienti da nazionalità diverse e, soprattutto, per praticare la lingua tedesca.

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Giulia a Vienna

Chiara in Polonia

Nel 2020, Chiara ha partecipato al progetto “Proud volunteers for solidarity 1” in Polonia.

Insieme ai volontari Tatiana (Argentina), Roman (Bielorussia) e Aymara (Spagna) e al team della coordinating organisation “Fundacja Integracji Spolecznej Prom”, Chiara ha contribuito a realizzare un paracadute originale con il disegno dell’Unione Europea.

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Il paracadute realizzato durante il progetto è destinato all’animazione ed è già stato usato durante il Children’s Day 2021 e presentato durante il seminario internazionale per gli asili con volontari dalla Polonia e dalla Lituania. Oltre al paracadute, Chiara e gli altri volontari hanno realizzato il kit “Play with us”, che include:

  • 247 carte tematiche con informazioni su tutti i 50 Paesi dell’Europa, divise in 7 categorie: nomi dei Paese, capitali, bandiere, monumenti, piatti tipici, “ciao” in varie lingue, paesaggi;
  • un booklet informativo con la descrizione dei giochi, varie attività e un set di domande per il “Play with us” quiz.

Il set comprende giochi e attività per diverse fasce d’età (a partire dai tre anni) e il livello di difficoltà è indicato dal diverso colore della cornice attorno alle carte.

Scarica il kit “Play with us”


Silvia in Ungheria

Silvia è stata in Ungheria poco meno di due mesi, ma nonostante il breve periodo, il tempo passato con i ragazzi del campo è stato ricco di attività.

I prelibati piatti tipici algerini, le partite di calcio, l’impegno, la curiosità dei ragazzi e la gentile accoglienza ricevuta hanno lasciato a Silvia dei ricordi unici e indimenticabili.

Per scoprire di più sui momenti più belli della sua permanenza in Ungheria, clicca qui sotto.

Silvia in Ungheria

Beatrice in Portogallo

Beatrice è partita per il Portogallo nel febbraio 2019, dove ha svolto un anno di volontariato presso il centro sociale “Vera Cruz”, nella città di Aveiro.

Nella sua testimonianza, ci racconta alcuni dei momenti più significativi di questa esperienza e quanto si sia rivelata fondamentale per la sua crescita personale, dal superamento delle iniziali difficoltà di adattamento fino alle soddisfazioni professionali e alla scoperta di nuovi interessi.

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Ho deciso di partire per il Portogallo a febbraio 2019 per vivere un’esperienza che mi presentasse numerosi ostacoli e sfide, per crescere: la prima esperienza di vita indipendente, fuori dall’Italia senza famiglia né amici. Mi sono catapultata in una realtà multiculturale – così almeno ho vissuto la città di Aveiro – e in un appartamento condiviso con altri tre volontari provenienti da Lituania, Francia e Ungheria.

Nell’associazione dove ho lavorato come volontaria, il centro sociale Vera Cruz, ho dapprima incontrato difficoltà e ho poi iniziato a portare le mie idee, i miei progetti. Ho amato lavorare con gli anziani, con cui passavo lenti pomeriggi scanditi dal cucito, i giochi per stimolare la memoria, lo stretching, i fiori e il tè. Sono stata soddisfatta di portare la danza come terapia per bambine e bambini del doposcuola. Mi sono entusiasmata all’opportunità di recitare in uno spettacolo teatrale. Ho sorriso contenta dei giochi che abbiamo costruito per le bambine e i bambini della scuola dell’infanzia. Ho affrontato fiera una folla di adolescenti, per dialogare su migrazione e razzismo. 

Tra le prime sfide, la barriera linguistica: il portoghese scritto mi sembrava facile, ma poi quando le persone parlavano non capivo quasi nulla! Non mi sono però fatta scoraggiare e mi sono concentrata sui punti di incontro tra me e i portoghesi. In fondo, le comuni radici latine si percepiscono eccome! E dopo i primi mesi di necessario adattamento, ho iniziato ad esplorare nuovi interessi – ultimate frisbee, surf, meditare, insegnare italiano – e a mantenere quelli che già coltivavo – biodanza, teatro, viaggiare.

Dopo un anno in Portogallo, riconosco come proprio i momenti difficili, quelli in cui pensavo di non sapere come rialzarmi, sono stati i miei maestri più importanti, quelli grazie a cui sono cambiata e cresciuta notevolmente. Penso che un anno così valga come molti anni di vita “normale” all’interno della mia zona di conforto.

Così maturata e soddisfatta, anche l’imprevisto di restare in Portogallo un mese in più del previsto, a causa delle cancellazioni dei trasporti con l’Italia all’inizio della pandemia, si è trasformato da inaccettabile realtà a opportunità di connettermi ancora di più con me stessa e di creare una struttura nelle mie giornate. Struttura che mi ha accompagnata anche durante la vita restrittiva che ho incontrato al rientro in Italia e che mi guida ancora oggi verso il cammino che voglio percorrere.

Zuela in Repubblica Ceca

Zuela ci racconta la sua esperienza di volontaria del Corpo Europeo di Solidarietà in Repubblica Ceca ai tempi dell’emergenza Coronavirus.

Nel progetto sono state introdotte nuove attività, come la produzione e distribuzione di mascherine in tessuto, e le iniziative educative per intrattenere i bambini durante la quarantena sono diventate online.

Zuela in Repubblica Ceca

Maura in Polonia

La testimonianza di Maura da Kilece, Polonia, dove sta svolgendo il suo progetto ESC in ambito educativo e sociale.

Ci racconta le attività della prima parte del suo progetto, tra workshop ed eventi pubblici, e come è cambiata la sua quotidianità in seguito all’emergenza Covid-19.

Maura in Polonia

Eirini in Italia

Eirini è la volontaria greca in servizio a Progetto Giovani da settembre 2019. Ci racconta la sua esperienza con i laboratori didattici nelle scuole superiori di Padova, i tandem linguistici e le altre attività in cui è stata coinvolta negli ultimi mesi.

Quando è scattata la quarantena è rimasta a Padova, ma ha dovuto riadattare alla nuova situazione le molte delle attività che svolgeva.

Potete seguire il suo racconto cliccando sui pulsanti qui sotto e, per chi conosce il greco, leggere l’articolo che ha scritto per la sua organizzazione d’invio.

Eirini in Italia Eirini e la quarantena

Angela in Finlandia

Tra buio perenne, falsi miti, insolite abitudini e temperature glaciali (ma solo all’esterno), la Finlandia è un Paese molto affascinante ma non sempre facile da vivere.

Angela, a Heinola da settembre 2019, con foto e didascalie, racconta com’è vivere lassù. Con un breve approfondimento sulla vita ai tempi del virus.

Per leggere le presentazioni e sapere di cosa stiamo parlando, clicca sui pulsanti qui sotto.

Angela in FInlandia Il virus in FInlandia

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