I volontari ESC di Progetto Giovani si raccontano

In questa sezione, raccogliamo le testimonianze dei volontari impegnati in progetti di European Solidarity Corps per i quali Progetto Giovani è ente di invio.

Per saperne di più, conoscere i progetti attivi e scoprire modalità e tempi di candidatura, consulta l’area Spazio Europa del nostro ufficio.

I racconti, le foto, le presentazioni e tutti i materiali che seguono sono stati prodotti direttamente dai volontari che hanno scelto di testimoniare la propria esperienza.

Silvia in Ungheria

Silvia è stata in Ungheria poco meno di due mesi, ma nonostante il breve periodo, il tempo passato con i ragazzi del campo è stato ricco di attività.

I prelibati piatti tipici algerini, le partite di calcio, l’impegno, la curiosità dei ragazzi e la gentile accoglienza ricevuta hanno lasciato a Silvia dei ricordi unici e indimenticabili.

Per scoprire di più sui momenti più belli della sua permanenza in Ungheria, clicca qui sotto.

Silvia in Ungheria

Beatrice in Portogallo

Beatrice è partita per il Portogallo nel febbraio 2019, dove ha svolto un anno di volontariato presso il centro sociale “Vera Cruz”, nella città di Aveiro.

Nella sua testimonianza, ci racconta alcuni dei momenti più significativi di questa esperienza e quanto si sia rivelata fondamentale per la sua crescita personale, dal superamento delle iniziali difficoltà di adattamento fino alle soddisfazioni professionali e alla scoperta di nuovi interessi.

Leggi il racconto e guarda le foto

Ho deciso di partire per il Portogallo a febbraio 2019 per vivere un’esperienza che mi presentasse numerosi ostacoli e sfide, per crescere: la prima esperienza di vita indipendente, fuori dall’Italia senza famiglia né amici. Mi sono catapultata in una realtà multiculturale – così almeno ho vissuto la città di Aveiro – e in un appartamento condiviso con altri tre volontari provenienti da Lituania, Francia e Ungheria.

Nell’associazione dove ho lavorato come volontaria, il centro sociale Vera Cruz, ho dapprima incontrato difficoltà e ho poi iniziato a portare le mie idee, i miei progetti. Ho amato lavorare con gli anziani, con cui passavo lenti pomeriggi scanditi dal cucito, i giochi per stimolare la memoria, lo stretching, i fiori e il tè. Sono stata soddisfatta di portare la danza come terapia per bambine e bambini del doposcuola. Mi sono entusiasmata all’opportunità di recitare in uno spettacolo teatrale. Ho sorriso contenta dei giochi che abbiamo costruito per le bambine e i bambini della scuola dell’infanzia. Ho affrontato fiera una folla di adolescenti, per dialogare su migrazione e razzismo. 

Tra le prime sfide, la barriera linguistica: il portoghese scritto mi sembrava facile, ma poi quando le persone parlavano non capivo quasi nulla! Non mi sono però fatta scoraggiare e mi sono concentrata sui punti di incontro tra me e i portoghesi. In fondo, le comuni radici latine si percepiscono eccome! E dopo i primi mesi di necessario adattamento, ho iniziato ad esplorare nuovi interessi – ultimate frisbee, surf, meditare, insegnare italiano – e a mantenere quelli che già coltivavo – biodanza, teatro, viaggiare.

Dopo un anno in Portogallo, riconosco come proprio i momenti difficili, quelli in cui pensavo di non sapere come rialzarmi, sono stati i miei maestri più importanti, quelli grazie a cui sono cambiata e cresciuta notevolmente. Penso che un anno così valga come molti anni di vita “normale” all’interno della mia zona di conforto.

Così maturata e soddisfatta, anche l’imprevisto di restare in Portogallo un mese in più del previsto, a causa delle cancellazioni dei trasporti con l’Italia all’inizio della pandemia, si è trasformato da inaccettabile realtà a opportunità di connettermi ancora di più con me stessa e di creare una struttura nelle mie giornate. Struttura che mi ha accompagnata anche durante la vita restrittiva che ho incontrato al rientro in Italia e che mi guida ancora oggi verso il cammino che voglio percorrere.

Zuela in Repubblica Ceca

Zuela ci racconta la sua esperienza di volontaria del Corpo Europeo di Solidarietà in Repubblica Ceca ai tempi dell’emergenza Coronavirus.

Nel progetto sono state introdotte nuove attività, come la produzione e distribuzione di mascherine in tessuto, e le iniziative educative per intrattenere i bambini durante la quarantena sono diventate online.

Zuela in Repubblica Ceca

Maura in Polonia

La testimonianza di Maura da Kilece, Polonia, dove sta svolgendo il suo progetto ESC in ambito educativo e sociale.

Ci racconta le attività della prima parte del suo progetto, tra workshop ed eventi pubblici, e come è cambiata la sua quotidianità in seguito all’emergenza Covid-19.

Maura in Polonia

Eirini in Italia

Eirini è la volontaria greca in servizio a Progetto Giovani da settembre 2019. Ci racconta la sua esperienza con i laboratori didattici nelle scuole superiori di Padova, i tandem linguistici e le altre attività in cui è stata coinvolta negli ultimi mesi.

Quando è scattata la quarantena è rimasta a Padova, ma ha dovuto riadattare alla nuova situazione le molte delle attività che svolgeva.

Potete seguire il suo racconto cliccando sui pulsanti qui sotto e, per chi conosce il greco, leggere l’articolo che ha scritto per la sua organizzazione d’invio.

Eirini in Italia Eirini e la quarantena

Angela in Finlandia

Tra buio perenne, falsi miti, insolite abitudini e temperature glaciali (ma solo all’esterno), la Finlandia è un Paese molto affascinante ma non sempre facile da vivere.

Angela, a Heinola da settembre 2019, con foto e didascalie, racconta com’è vivere lassù. Con un breve approfondimento sulla vita ai tempi del virus.

Per leggere le presentazioni e sapere di cosa stiamo parlando, clicca sui pulsanti qui sotto.

Angela in FInlandia Il virus in FInlandia

Per informazioni
Ufficio Progetto Giovani – Area Spazio Europa
Via Altinate, 71 – 35121 Padova
Tel.: 049 8204722
Mail: evs@comune.padova.it

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